Home » Blog » Un discorso nel vuoto

Un discorso nel vuoto

Un discorso nel vuoto

Anche quest’anno il discorso sullo stato dell’Ue pronunciato da José Manuel Barroso non ha suscitato grande interesse. Gli europei continuano a ignorare l’influenza reale dell’Unione sulle loro vite.

Fonte: Hendrik Vos per De Standaard, tradotto da Andrea de Ritis per Presseurop

Da decenni i presidenti americani parlano all’inizio di ogni anno dello stato dell’Unione. In un discorso davanti al Congresso, il presidente espone i progetti e le sfide dei prossimi mesi. Ogni due o tre frasi il pubblico si alza per applaudirlo. Non abbiamo ancora assistito a una ola, ma poco ci manca. Decine di milioni di americani seguono il discorso, che è trasmesso in diretta da quasi tutte le reti televisive. Gli osservatori passano poi giorni e giorni ad analizzare ogni parola, ogni lettera, ogni virgola. I giornali stampano delle pagine supplementari.

Oggi anche José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ha parlato dello stato dell’Unione. Dal 2010 all’inizio dell’anno politico si rivolge al Parlamento europeo. Il discorso viene trasmesso in diretta via cavo, ma chissà se c’è un pubblico al di là delle case di riposo e degli ospedali. In effetti Barroso parla di mattina e non nelle ore di massimo ascolto. In compenso possiamo già pronosticare lo spazio che la maggior parte dei giornali attribuirà all’evento: nel migliore dei casi una piccola colonna nella rubrica sull’attualità internazionale.

Se vuole, Barack Obama può decidere di attaccare la Siria. Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy non ha questo potere, a dire il vero non ha neanche un esercito. Ma in altri settori l’influenza di Bruxelles sui 28 membri è superiore a quella di Washington sui 50 stati americani. Negli ultimi anni a causa della crisi dell’euro l’influenza dell’Europa sugli stati membri si è rafforzata.

Le discussioni sui nostri bilanci nazionali dipendono ormai sempre di più da quello che l’Europa permette o meno. Il governo può dare grande risonanza alla nomina di un nuovo direttore delle ferrovie, ma il quadro nel quale può lavorare è determinato da un insieme di disposizioni europee. Anche il funzionamento del mercato della posta o dell’energia è fissato dalla legislazione europea. Il prezzo delle chiamate su un telefono cellulare è deciso dalle istituzioni europee. Migliaia di altri aspetti sono regolamentati dall’Europa, dalla definizione di cioccolato al modo di attaccare gli occhi a un orsacchiotto di peluche.

Margine ridotto

Oggi in Belgio tutti parlano delle elezioni fiamminghe e federali del 25 maggio 2014. Ma non si sente praticamente nulla sulle elezioni europee, che sono previste lo stesso giorno. Sotto molti punti di vista gli Stati Uniti d’Europa sono più efficaci degli Stati Uniti d’America. Ma per un motivo o per l’altro non vogliamo saperlo. E il perché ci interessa ancor meno.

Certo, in molti settori la politica nazionale ha ancora un certo margine di manovra. Ma questi settori sono sempre meno numerosi e il margine si riduce sempre di più. L’Europa fissa gli orientamenti e il Parlamento europeo partecipa con il suo importante contributo. Del resto quando si tratta di materie legislative può addirittura avere l’ultima parola. Questo stesso parlamento dovrà ben presto eleggere il presidente della Commissione europea e fornisce il suo parere su ogni commissario.

Se si gratta la vernice tecnica dei vari dossier europei, ci si rende rapidamente conto delle scelte ideologiche e di fondo che devono essere fatte, per esempio sulla relazione fra la crescita e la compressione dei costi, sull’interesse della diversità culturale, sui temi sociali e sulla liberalizzazione, sull’agricoltura e sullo sviluppo.

La politica europea può riguardare qualunque settore e la composizione del Parlamento europeo ha delle conseguenze enormi. Ma questo sembra appassionarci meno della questione sull’applicare i regolamenti europei a un federazione o a una confederazione.

L’Europa è presente sia negli aspetti più profondi delle grandi decisioni politiche che nelle piccole cose della vita quotidiana, ma riusciamo a prestarle ben poca attenzione. L’Europa rimane nell’angolo cieco della nostra visione politica.

-
Tutti i post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *