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Successo per la tavola rotonda STC e gruppo PPE. Ecco com’è andata

Successo per la tavola rotonda STC e gruppo PPE. Ecco com’è andata

La direttiva europea sul tabacco è contestabile, oltre che penalizzante per l’economia italiana. E’ stato un coro unanime di biasimo al testo votato a Strasburgo l’8 ottobre quello espresso da rappresentanti di istituzioni e categorie produttive durante la tavola rotonda “L’Italia e la direttiva europea sul tabacco. Come conciliare libertà d’impresa e tutela della salute” organizzata da Save the Choice e Gruppo Ppe al Parlamento europeo, martedì 12 novembre presso la sede del Parlamento europeo a Roma. E lo stesso ministro della Salute, Beatrice Lorenzin ha dichiarato a Save the Choice, proprio in occasione del convegno, che «il provvedimento europeo ha presentato alcuni aspetti critici sul ravvicinamento delle disposizioni in materia dei prodotti da tabacco e correlati». «La posizione assunta nel quadro normativo e regolamentare vigente- ha comunque aggiunto Lorenzin- credo sia idonea a realizzare un ragionevole bilanciamento tra il diritto fondamentale alla salute dei cittadini e gli altri interessi economici, produttivi e occupazionali del settore, anch’essi meritevoli di riconoscimento e protezione».

Nel corso della tavola rotonda, cui hanno partecipato Daniel Ractliffe, direttore ufficio informazioni del Parlamento Europeo in Italia e rappresentanti di Confagricoltura, Coldiretti e della filiera italiana del tabacco, le posizioni manifestate sono state pressoché allineate. Paolo Bartolozzi della Commissione Ambiente, Sanità e Consumatori del Parlamento Europeo ha affermato: «Si è trattato di una misura demagogica. L’Unione Europea dovrebbe informare i consumatori dei rischi connessi al fumo e non incanalare il cittadino verso la ‘scelta giusta’, come quando si parlava di curvatura delle banane e circonferenza delle zucchine». Oriano Gioglio presidente di Unitab, ha sottolineato invece le responsabilità dell’Esecutivo: “Finora il ruolo del governo è stato assai debole, come se chi opera nel settore non fosse un degno interlocutore”. L’eurodeputata Erminia Mazzoni, presidente Commissione petizioni del Parlamento Europeo, ha stimolato l’Italia “a recuperare la sua identità a fronte di criticità nel testo che penalizzerebbero segnatamente la produzione del nostro Paese”. Per il deputato Ignazio Abrignani, vicepresidente della Commissione Attività produttive, «la manifattura italiana del tabacco è un’eccellenza nel mondo ed è dovere della politica difenderla».

Le ricadute infatti non sarebbero affatto trascurabili. L’Assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Franco Manzato, in un messaggio inviato alla tavola rotonda, ha specificato che «la direttiva europea inciderà sulla sostenibilità del settore tabacchicolo nella Regione Veneto, già fortemente messa in discussione, sul versante produttivo, dalla recente riforma della PAC». «I criteri di esclusione previsti- prosegue l’Assessore- consentono alla Commissione di poter bandire praticamente qualsiasi additivo, con un impatto, nell’immediato, sulla lavorazione di tipi di tabacco come il Burley e, nel medio-lungo periodo, anche sul Virginia Bright che è di gran lunga la varietà più coltivata in Veneto. E’ perciò fondamentale che tali perplessità siano correttamente fatte presente dalla rappresentanza italiana e dal Governo nel successivo passaggio istituzionale previsto per l’approvazione della Direttiva, il cosiddetto “Trilogo”».

La posizione di Save the Choice – che nei mesi scorsi ha raccolto oltre 20mila firme contro la revisione della direttiva – è riassunta nelle parole della portavoce Annalisa Chirico: “Il testo uscito dal Parlamento Europeo mantiene alcune criticità, dal rischio di divieto totale degli additivi alla questione della tracciabilità che comporterebbe costi mastodontici per le piccole e medie imprese. Purtroppo prevale un approccio punitivo verso una filiera che solo in Italia impiega 190mila persone e che nel 2012 ha dato 14,2 miliardi di euro allo Stato italiano. Adesso nella fase del Trilogo spetterà al governo italiano prendere posizione in seno al Consiglio dell’UE. Vorrà assecondare la furia salutistica e illiberale di certe frange estremiste o difenderà le ragioni della libertà e della tutela di un’eccellenza italiana? Ci auguriamo la seconda”

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