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Sanità, i conti fuori controllo e l’urgenza di digitalizzare

Sanità, i conti fuori controllo e l’urgenza di digitalizzare

di Mariano Corso, School of Management Politecnico di Milano per ICT4Executive

La tenuta del sistema è a rischio e l’innovazione appare come una delle poche leve efficaci. Invece si spende troppo poco, si continuano a fare tagli lineari e c’è troppa frammentazione. Mariano Corso, responsabile dell’Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano, lancia l’allarme.

Sappiamo che la digitalizzazione del Sistema Sanitario potrebbe fruttare benefici per miliardi di euro, ma la situazione di partenza è drammatica. In tre anni siamo passati dal 15esimo al 21esimo posto in Europa per quanto riguarda la qualità del servizio sanitario. Abbiamo una spesa pro-capite che già oggi è inferiore a quella della maggior parte dei Paesi europei, e ben sotto la media dei Paesi OCSE, ma per far tornare i conti, abbiamo già programmato ulteriori tagli. I tagli lineari inoltre ci condurranno verso una situazione in cui il nostro Paese non sarà in grado di reggere all’aumento della domanda legato all’invecchiamento demografico – il nostro è uno dei Paesi più “anziani” del mondo – e questo porterà a breve i conti delle Regioni fuori controllo.
Da 6 anni monitoriamo questo fenomeno cercando di mostrare come una delle poche leve che abbiamo – se non l’unica –  è quella di modernizzare il Sistema Sanitario attraverso la digitalizzazione, a meno di non abdicare a quel principio del diritto alla salute sancito anche dalla Costituzione.

Due numeri: se solo portassimo il livello di digitalizzazione da quello attuale a quello che è già conseguito e conseguibile nelle pratiche migliori, potremmo recuperare ogni anno qualcosa come 6,8 miliardi per il SSN e poi evitare circa 7,6 miliardi di euro che oggi sono a carico dei cittadini. Eppure, nonostante i manager della Sanità e i Ministri siano tutti d’accordo, continuiamo in Europa a essere quelli che spendono meno in tecnologie digitali: 21 euro per abitante, quando nel Regno Unito ne spendono 60 e in Danimarca 70, e non partono con il gap che abbiamo noi.

Come se ciò non bastasse, quello che spendiamo, lo spendiamo molto male perché siamo impantanati in un sistema di governance fortemente frammentato: 21 sistemi sanitari diversi con 300 aziende sanitarie pubbliche, ognuna delle quali si sente titolata, al di là dell’esistenza o meno di standard, ad avere libertà di scelta rispetto ai fornitori, ai modelli organizzativi da adottare.

Gli ultimi governi sono sembrati finalmente andare nella direzione giusta, ma questo solo in teoria. Mentre a parole si è sancita l’importanza della digitalizzazione della sanità come chiave per la sostenibilità, nei fatti si è andati avanti con la logica dei tagli lineari e dell’asfissia degli investimenti, continuando con le solite logiche. Una delle sfide per l’attuazione dell’Agenda Digitale sarà quindi di capire come si possa scardinare questo punto di blocco che si è creato, tenendo conto dell’urgenza e della rilevanza di intervenire sulla modernizzazione del Sistema Sanitario per preservate la tenuta dei conti e la civiltà stessa del nostro Paese.

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