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Pressione fiscale record, il tax freedom day arriva sempre più tardi

Pressione fiscale record, il tax freedom day arriva sempre più tardi

Oggi è il giorno “liberazione” fiscale, cioè il giorno in cui il contribuente smette di lavorare per tasse e contributi e comincia a guadagnare per sé. Secondo i dati della Cgia di Mestre, in dieci anni il tax freedom day si è spostanto in avanti di 15 giorni.

ROMA – Dopo 162 giorni dall’inizio del 2013, scatta oggi il ‘tax freedom day’, il giorno in cui il contribuente italiano smette di lavorare per tasse e contributi e comincia a guadagnare per sé. In soli dieci anni il momento della “liberazione” fiscale si è spostato di 15 giorni. Il calcolo è della Cgia di Mestre che evidenzia come quest’anno, con una pressione record al 44,4%, il tax freedom day cominci in ritardo rispetto agli anni scorsi. Ma gli artigiani di Mestre sottolineano anche che ”le cose, purtroppo, vanno molto peggio per coloro che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo”. In questo caso la pressione fiscale ‘reale’ arriva al 53,8% e il ‘tax freedom day’ arriverà solo il 16 luglio.

PRESSIONE FISCALE RECORD. ”Quest’anno sono stati necessari ben 162 giorni per assolvere agli obblighi fiscali e contributivi richiesti dallo Stato: una punta massima – fa notare la Cgia – che nella storia recente del nostro Paese non avevamo mai toccato. Chiaramente, ciò è dovuto in particolar modo al forte aumento registrato in questi ultimi anni dalla pressione fiscale: infatti, nel 2013 toccherà il record storico del 44,4% del Pil, un livello mai raggiunto in passato. Si pensi che dal 1980 al 2013 il carico fiscale è aumentato di ben 13 punti”.

freetaxday

Dati CGIA di Mestre

TANTE TASSE E POCHI SERVIZI. Il segretario Giuseppe Bortolussi fa notare che quest’anno ”pagheremo mediamente 11.800 euro di imposte, tasse e contributi a testa. E in questo conto sono compresi tutti i cittadini, anche i bambini. Tuttavia, il dato disarmante è che al cittadino non vengono forniti servizi adeguati. Molto spesso, nel momento del bisogno, il cittadino è costretto a rivolgersi al privato, anziché utilizzare il servizio pubblico. Tutto ciò – conclude Bortolussi – si traduce in un concetto molto semplice: spesso siamo costretti a pagare due volte lo stesso servizio”.

Articolo tratto dall’edizione on line del  TG1

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