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Pirateria, cucina e miti da sfatare

Pirateria, cucina e miti da sfatare

Avete presente la crociata contro la pirateria online, le leggi per contrastarla, magari derogando alle leggi del giusto processo, magari in violazione della privacy e della riservatezza della corrispondenza dei naviganti? Ricorderete le pubblicità che circolavano in televisione e al cinema (dove siedono spettatori legalissimi e paganti) a ricordare che se ascolti musica su internet sei uguale a quello che ruba, rapina, violenta?

Bene. Il Joint Research Centre della Commissione Europea ha da qualche mese pubblicato uno studio che sostiene che non solo la fruizione di contenuti protetti da diritti d’autore online non è alternativa all’acquisto legale, ma addirittura, in alcuni casi, ne sarebbe un volàno.

Molti utenti semplicemente non avrebbero mai acquistato i contenuti perché indisponibili nei canali distributivi o perché non sufficientemente motivati. Quindi non hanno sottratto risorse. Gli strumenti digitali hanno invece ampliato incredibilmente il mercato raggiungibile e reso più fruibili ed efficienti le esperienze di consumo. Un punto di vista che oltre all’evidenza scientifica può provenire anche dal buon senso: chi potrebbe sostenere che la cucina casalinga fa chiudere i ristoranti?

Si tratta dunque di una sfida per gli operatori che, di fronte all’alternativa tra rilanciare innovando e proteggere la propria nicchia, hanno scelto la seconda strada perdendo un’opportunità.

La questione getta ora un’ombra sulle tante leggi fatte sulla spinta emotiva e di senso comune a tentare di governare scenari complessi sotto la dettatura di grandi interessi.

E se per una volta si guardasse dalla prospettiva dei consumatori e dei servizi a loro offerti? E se gli studi si facessero prima e non dopo aver creato leggi e regolamenti?

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Una replica a “Pirateria, cucina e miti da sfatare”

  1. Alberto ha detto:

    Non sono molto d’accordo. Conosco bene sia il mercato cinematografico che quello sommerso della pirateria, e ho delle difficoltà ad accettare il paragone con la ristorazione. E’ vero che la cucina casalinga non uccide l’industria della ristorazione, ma è anche vero che anche per la crisi, visto che si può mangiare a casa, tanti non vanno a mangiare fuori e tanti piccoli ristoranti sono costretti a chiudere. E lo stesso vale per la questione pirateria / piccola industria cinematografica. In ogni caso un paragone di questo tipo non è molto differente da quelle campagne antipirateria che (giustamente) denigrate, quindi mi pare poco utile per lo scopo. Dobbiamo distinguere tra regolamenti sul copyright e SIAE, che sono antiquati e assolutamente da riformare, e lotta alla pirateria che per alcuni ambiti dell’industria cinematografica è fondamentale.

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