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Nuove tasse su, conti pubblici giù

Nuove tasse su, conti pubblici giù

Quando si cerca di fare cassa in ogni modo per finanziare le enormi spese dello Stato tornano di attualità le tasse sui prodotti meno popolari. E allora ecco la proposta di aumentare di 20 centesimi il costo di ogni pacchetto di sigarette per finanziare la ricerca, oppure far pagare di più le bevande alcoliche, o ancora la benzina.
Serve ricordare però che la gran parte del costo di questi beni è già dovuta alle enormi tassazioni che subiscono.
Così, i consumatori pagano la benzina tra le più care di Europa perché per ogni litro finanziano ancora 1,90 lire per la guerra di Etiopia del 1935 e 14 lire per la crisi di Suez del 1956, solo per citare due dei tanti prelievi.
Le sigarette da sole, invece, generano un incasso di 14 miliardi di euro all’anno, una cifra da impallidire rispetto ai 4 miliardi per l’IMU sulla prima casa.
Tasse troppo alte però, generano, secondo la ormai ben nota curva di Laffer una contrazione del consumo, e quindi alla fine un minore gettito per lo Stato. Altro che maggiori fondi per la ricerca!
È successo, complice la crisi, anche per i carburanti e rischia di accadere ora con l’aumento dell’IVA dal 21 al 22%.
Tutti i prodotti acquistati, buoni o cattivi, subiscono infatti anche questo prelievo, che coinvolge indiscriminatamente articoli di ampio consumo che vanno da acqua minerale, succhi di frutta, bibite, birra, vino, caffè e le stesse sigarette.
E c’è chi, come la Confederazione italiana agricoltori, già denuncia il rischio che il nuovo rialzo possa determinare un ulteriore calo dell’1,5% dei consumi alimentari, e di conseguenza di introiti per lo Stato. Oltre al danno pure la beffa.

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