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Lettera aperta al ministro Lorenzin

Lettera aperta al ministro Lorenzin

Sig. Ministro On. Lorenzin,

Dall’Italia all’Europa, fino agli Stati Uniti, in nome del benessere collettivo vengono introdotte sempre più limitazioni alle libertà individuali punendo ad esempio chi è sovrappeso per golosità, chi fuma o chi beve. Non si tratta di condividere questi comportamenti, ma di esprimere una visione dello Stato che non entra nelle scelte, negli orientamenti e nelle preferenze personali dei cittadini.

Fin dove può spingersi la protezione dello Stato? Ritiene lecito che lo Stato ci protegga, non solo dagli altri, ma anche da noi stessi? Questo accade quando il salutismo converte il diritto alla salute in un dovere: sicché lo Stato, per salvarci, ci impedisce di vivere. Superando in tal modo la linea di confine che protegge l’individuo dallo Stato balia.

Noi riteniamo meritevole l’obiettivo di tutelare la salute dei minori, attenzione però a non far diventare tali provvedimenti la foglia di fico di una legislazione illiberale che tratta i cittadini da sudditi che, se lasciati a se stessi, non sanno esercitare in modo consapevole la libertà di scelta.

L’8 ottobre il Parlamento Europeo è chiamato a votare una proposta di revisione della direttiva sui prodotti del tabacco che invece di aumentare le informazioni a disposizione dei cittadini per compiere una scelta consapevole, mira a introdurre una serie di divieti sbagliati e controproducenti che ridurranno la scelta dei consumatori senza ridurre i rischi.

La storia insegna che divieti e proibizionismo non hanno mai prodotto i risultati sperati e hanno sempre incoraggiato contrabbando e attività illecite. Negli Stati Uniti dei ruggenti anni Venti, per fare un esempio, il veto draconiano sulle bevande alcoliche non ne impedì lo smercio clandestino. Oggi a Bruxelles ambiscono a replicare fallimenti certi.

L’esperienza dimostra che le uniche campagne in grado di incidere sulle abitudini dei fumatori sono quelle incentrate su informazione e sensibilizzazione. Il divieto conferisce invece un tocco di trasgressione ad un comportamento che di per sé non sarebbe né trasgressivo né criminoso. Proprio lo scorso novembre il New York Times sottolineava come il declino più marcato del numero dei fumatori negli Stati Uniti si sia registrato nei decenni prima del 1990, a seguito di campagne informative, mentre negli ultimi due decenni, contrassegnati da tasse, divieti e restrizioni sulla pubblicità, “la flessione è stata più lenta”.

In un Paese come il nostro, simbolo dell’iper-regolamentazione nel mondo, bisogna riscoprire il buon senso e avere fiducia nelle persone in un mondo dove controlli e divieti sembrano invece aumentare. Come ha sostenuto Michele Ainis sul Corriere della Sera, anche nell’interventismo di Stato viene lesa la nostra privacy: “Perché la privacy costituisce un argine contro l’invadenza dei poteri pubblici e privati, e segna quindi la linea di confine che protegge l’individuo dallo Stato protettore. The right to be let alone, dicono gli americani: il diritto d’essere lasciati soli. Anche nelle proprie scelte, nei propri stili di vita”.

Ci auguriamo che Lei, da liberale come si definisce, possa sostenere la nostra battaglia contro divieti irragionevoli, iper-regolamentazione e Stato etico.

Annalisa Chirico
Portavoce Save the Choice

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