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La protesta del Super Santos

La protesta del Super Santos

Quei bambini che a Capaci non possono giocare nei vicoli. Pena multa da 500 euro!

di Fabrizio Bocca per la Repubblica Sport

Dalla nazionale al calcio di strada, dalla nazionale dei campioni del mondo (ex, va bene…) al pallone che rimbalza nel vicolo di un paese. Anzi non può rimbalzare più. È’ strano come ci si imbatta nelle cose più curiose, più contrastanti, più estreme, più opposte. Nella bighellona attesa, in una splendida Mondello, dell’Italia che a Palermo comincia il suo avvicinamento ai Mondiali in Brasile – il calcio che torna a casa, lì dove ognuno ha un pallone fa i piedi, dove i bambini ma anche gli adulti giocano nelle favelas o sulla spiaggia – scopro dai servizi dei miei bravi colleghi di Repubblica Palermo, in particolare dall’articolo di Lorenzo Tondo, che a Capaci è in corso una rivolta pallonara. La rivolta del SuperSantos.

È successo, leggo nella cronaca, che il sindaco di Capaci ha emesso un’ordinanza con cui si vieta in maniera assoluta di giocare a pallone nei vicoli di Capaci pena una sanzione salatissima che va da 50 a 500 euro. Detto fatto, mamme e papà di tanti bambini che possibilità di frequentare scuole calcio causa l’alto costo non ne hanno si sono riuniti per organizzare una protesta singolare proprio sotto la casa del sindaco, usando semplicissimi palloni di plastica come il mitico SuperSantos. I bambini si sono messi a palleggiare, giocare e calciare in porta (Una serranda? Due borsoni per pali? Mamma palo destro e babbo palo sinistro?) proprio sotto le finestre del sindaco irremovibile. Al centro della scena il pallone SuperSantos destinato in anni lontani a mettere in contatto l’essere umano con una delle attività più emozionanti della nostra evoluzione civile: il calcio.

Tralascio i tanti particolari che potete reperire anche tramite il sito di Repubblica Palermo, tra cui l’idiosincrasia, pare, della moglie del sindaco agli schiamazzi di strada, . Diciamo che è l’ennesimo episodio di discriminazione nei confronti del livello più basso, primordiale e forse più bello del calcio: quello dei bambini che giocano a calcio davanti al portone di casa. Ma cinque, dieci, quindici o venti bambini che giocano a pallone, se non circoscritti e chiusi su un campo, danno fastidio. Purtroppo questa è la realtà, e non solo a Capaci.

Capisco che ormai le auto e il traffico rendano questa attività persino rischiosa. Capisco che per una vecchietta vedersi colpire sul naso da una pallonata fuori controllo non è gradevole,anzi è addirittura pericoloso. Ma insomma il giocare a pallone in strada o in un cortile non mi sembra il massimo dell’emergenza per un città o un paese di provincia oggi. A Capaci in particolare la speculazione edilizia ha divorato quasi tutti gli spazi liberi e un campo di calcio alla meno peggio, con i ragazzi stessi che hanno aiutato a spianare e ripulire il terreno, è stato ricavato sotto l’autostrada che collega Palermo all’aeroporto, proprio a poca distanza dal luogo dell’attentato a Falcone, alla moglie e agli uomini della sua scorta.

Per noi che in strada abbiamo giocato intere giornate, da mattina a notte, la persecuzione di questa forma primordiale del gioco del calcio- in strada, come quello in spiaggia – fa particolarmente male, quell’attività innocente ha sostanziato e riempito i pomeriggi della nostra gioventù. Tempo fa parlando con Gianni Rivera mi disse che il calcio naturale nato nei vicoli nelle condizioni più incredibili ha prodotto giocatori formidabili. Proprio per la loro abilità a saltare l’ostacolo. Mi disse anche che non gli piacevano i campi sintetici dove i ragazzi di oggi giocano – quelli che hanno i soldi per affittarne uno ogni tanto – proprio per l’eccessiva perfezione.

Mentre i nostri azzurri, il massimo del massimo del calcio in Italia, si preparano allo sbarco in Brasile, un gruppo di bambini siciliani non ha nemmeno un vicolo dove poter giocare. Non è giusto.

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