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La Lorenzin si fuma 14 miliardi nella crociata anti-sigarette

La Lorenzin si fuma 14 miliardi nella crociata anti-sigarette

Pressioni Ue: pacchetti con foto choc e senza marchio. La ministra nicchia. I pericoli? Contrabbando, sostanze nocive e incassi giù. Una battaglia controproducente

Davvero il governo italiano intende giovedì prossimo appoggiare la cosiddetta e già famigerata direttiva europea sul tabacco? Davvero il ministro Beatrice Lorenzin intende seguire una politica rigida, dogmatica, proibizionista e illiberale, ma soprattutto un scelta che mette in crisi duecentomila persone impiegate nella filiera del tabacco, non aiuta a educare o a far fumare di meno, incoraggia corruzione e contrabbando? L’ultimo parere espresso dal Parlamento è stato contrario all’applicazione di quella direttiva talebana nel nostro Paese, che è il primo esportatore di tabacco in Europa, ma il governo Letta non si esprime, i «si dice» impazzano, le interrogazioni parlamentari fioccano, regioni produttrici come Veneto, Campania, Umbria e Toscana sono spaventate, le associazioni di agricoltori e tabaccai si preparano a manifestazioni a Roma e Bruxelles, insomma si prepara una protesta seria, e se non fossimo un Paese di addormentati dalla delega in bianco sarebbe già cominciata da un pezzo.

Davvero il governo italiano intende giovedì prossimo appoggiare la cosiddetta e già famigerata direttiva europea sul tabacco? Davvero il ministro Beatrice Lorenzin intende seguire una politica rigida, dogmatica, proibizionista e illiberale, ma soprattutto un scelta che mette in crisi duecentomila persone impiegate nella filiera del tabacco, non aiuta a educare o a far fumare di meno, incoraggia corruzione e contrabbando? L’ultimo parere espresso dal Parlamento è stato contrario all’applicazione di quella direttiva talebana nel nostro Paese, che è il primo esportatore di tabacco in Europa, ma il governo Letta non si esprime, i «si dice» impazzano, le interrogazioni parlamentari fioccano, regioni produttrici come Veneto, Campania, Umbria e Toscana sono spaventate, le associazioni di agricoltori e tabaccai si preparano a manifestazioni a Roma e Bruxelles, insomma si prepara una protesta seria, e se non fossimo un Paese di addormentati dalla delega in bianco sarebbe già cominciata da un pezzo.

Petizione tabacco

Dai ministeri di Agricoltura, Finanze e Sviluppo economico, trapelano posizioni contrarie ma si fa capire che la decisione spetta al ministero della Salute, che per ora tace. Speriamo che sia perché da quelle parti si medita, visto che esperienza politica e sensibilità liberale al ministro non dovrebbero mancare, anche se le sue dichiarazioni sugli umani vizi, dal fumo all’alcool alle merendine alla cioccolata, un po’ di conformismo politically correct lo hanno trasmesso, e di Kyenge, Boldrini & c ne avremmo già a sufficienza. Ma qui non si parla di spirito liberale che fu di Forza Italia ed è perduto, né di diritti dell’individuo, qui si parla di miliardi sottratti al tempo della crisi epocale in cui viviamo, e si parla di una rinuncia che non fornisce adeguate garanzie di salute in cambio, tutt’altro. Si parla di una iniziativa stupida, dannosa, ideologica, e che tira pure ancora una volta a fregare l’Italia, come se non ce ne facessero abbastanza. Uno studio realizzato da Kpmg per la Commissione europea nei ventisette Stati membri dell’Unione ha stimato che il commercio illecito di sigarette abbia fatto segnare già un aumento del cinquanta per cento nel 2012 sui dodici mesi precedenti: le sigarette illegali vendute nel nostro Paese sono state 7,3 miliardi facendo già perdere all’Erario 1,2 miliardi tra incassi di accise e Iva. Immaginate che passi la direttiva, ed ecco che sul pacchetto venduto ma non più esponibile occuperebbero tre quarti dello spazio immagini shock, ovvero cancri vari esposti, più bordonero a lutto con avvertenza sanitaria; niente più aromi, compreso il mentolo, niente slim, niente confezione da dieci, niente pacchetti morbidi, niente prodotti di nuova generazione indicati perché a rischio ridotto, per la serie se fumi allora sì che devi morire; scomparirebbero le marche, lo chiamano pacchetto bianco, e con esse anche qualsiasicompetizione per la qualità e per la ricerca, il mercato diventerebbe selvaggio.

Le conseguenze sono prevedibili oltre che previsti innumerosi studi: la contrazione del gettito fiscale, circa 14 miliardi di euro; l’aumento del commercio illecito, intendo il contrabbando e i benefici per la malavita organizzata, intendo anche che nelle sigarette illegali e non controllate ci mettono veramente di tutto, alla faccia della protezione della salute; la fine della coltivazione del Burley in Italia, con l’intero comparto campano, le province di Caserta e Benevento, che d’improvviso si troverebbero senza una risorsa preziosa; l’interruzione degli accordi tra manifatture e ministero dell’agricoltura, e la chiusura delle attività di trasformazione. Il tabacco fa male, ma a Bruxelles non stanno facendo la guerra al fumo per ragioni di carattere sanitario, piuttosto per far fuori 20 mila tonnellate di tabacco italiane all’anno. I nostri contadini fanno rendere le terre il triplo degli inglesi e il doppio dei francesi nonostante la superficie coltivata sia pari ad appena la metà; in Campania, Umbria,Veneto, Lazio e Toscana si producono annualmente 97.800 tonnellate di tabacco in foglia di due qualità: Burley eVirginia. Questo tabacco diventa poi American blend, che costituisce la miscela per le sigarette fumate in Europa. Per fare la miscela si aggiungono umettanti, zuccheri, piccolissime parti di liquirizia, durante la manifattura delle sigarette per riequilibrarne il sapore, e conferire ai vari brand il loro gusto caratteristico, uno diverso dagli altri, e ora sotto processo. La Commissione Europea ha infatti avviato la revisione della Direttiva 2001/37/CE regolante la produzione, presentazione e vendita dei prodotti del tabacco proprio decretando che «gli ingredienti aumenterebbero il potenziale attrattivo e assuefattivo dei prodotti del tabacco». Peccato che i risultati del rapporto del Comitato Scientifico sui Rischi per la Salute sostengono che, ad oggi, non ci sono prove che dimostrino questa tesi.

di Maria Giovanna Maglie pubblicato su Libero 

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