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La curvatura del cetriolo non ci salverà dalla crisi

La curvatura del cetriolo non ci salverà dalla crisi

di Flavia Giacobbe

GiacobbeEuropa fa ancora rima con libertà? La verità è che molto spesso si è declinato il progetto europeo come “opportunità economica”, guardando al portafoglio più che al cuore. L’unificazione del mercato europeo e il superamento delle barriere nazionali è certo un grande progresso, e in alcuni settori, come in quello dei trasporti, ha effettivamente migliorato la qualità della vita delle persone.

Ma il cuore dell’Europa è nella sua sete di libertà. Nulla definisce meglio di questa aspirazione la base politica in cui possono riconoscersi tutti i popoli, dall’Atlantico agli Urali, dal Baltico all’Egeo. Storicamente, la libertà della persona nel rispetto dei vincoli comunitari è stata la bandiera delle nascenti nazioni emerse prima nell’ambito del mondo latino-romano e poi in quello germanico-barbarico. Il cristianesimo ha aggiunto a questa visione una dimensione trascendente, rafforzando al tempo stesso il senso della vita come opera di responsabilità verso gli altri.

L’unificazione spirituale su queste basi dell’Europa è un dato incontrovertibile della nostra storia e cultura comuni. Eppure, da qualche tempo, a Bruxelles si cerca di utilizzare strumentalmente l’arena delle istituzioni dell’Unione europea per portare avanti un’agenda che nega quei fondamenti.

L’angolo di curvatura dei cetrioli stabilito da Bruxelles è stato in passato l’epitome, la dimostrazione più eclatante della follia regolamentare e burocratica europea: del voler a tutti i costi stabilire cosa possiamo consumare. In tutto ciò sono anche uscite, dalle penne più euroscettiche, delle vere e proprie “bufale”, esagerazioni che però testimoniano di un diffuso scontento verso istituzioni le cui norme riguardano ormai per il 70%, stili di consumo e di vita. Caldamente raccomandati, stimolati e infine imposti. Come se, per inciso, fossero queste le priorità dei cittadini europei alle prese con la più lunga crisi economica del dopoguerra.

Il tentativo è quello di imbrigliare i consumi, non solo con la proposta di direttiva sul tabacco che regolamenta formato dei pacchetti e mette fuori legge i pacchetti da dieci. In realtà sono molti i proibizionismi che si affacciano sulla scena europea, e che riguardano la salute pubblica. Un bene supremo che però si preserva con più informazione, più strumenti per scegliere e deliberare in libertà. Non con l’imposizione, oggi surrettizia e domani forse violenta di un unico modo di produrre, consumare, vivere.

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