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Maturità, Bodei e giovani generazioni sempre più liberali

Maturità, Bodei e giovani generazioni sempre più liberali

Con la prova di italiano sono iniziati ieri gli esami di maturità, che coinvolgono ogni anno circa mezzo milione di giovani ai quali facciamo un grande in bocca al lupo. I testi proposti sono sempre interessanti (non solo per la platea degli studenti), e vogliamo riportare questo estratto del filosofo Remo Bodei dal suo “Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze”.

«L’uso politico delle tecniche e dei media pone in discussione le tradizioni dell’umanesimo europeo con i suoi valori di dignità e libertà (ristretti, certo, finora, alle élite), minacciando di introdurre nuove forme di pianificato assoggettamento gregario. Esiste cioè il rischio di creare uomini e donne d’allevamento, procurando loro la soddisfazione, in termini soprattutto quantitativi, di bisogni primari e secondari cui per millenni la maggior parte dell’umanità non aveva avuto pieno e garantito accesso (cibo, sesso, divertimento). L’acclimatazione a questo sistema di potere e di cultura si paga però con l’anestetizzazione e la banalizzazione dell’esperienza, anche a causa dell’inflazione dei desideri così scatenata e del corrispondente bisogno di gestire le inevitabili frustrazioni. Nello stesso tempo, se esercitato in forme non oligarchiche, lo stesso uso delle tecniche e dei media spalanca enormi potenzialità, consente a tutti di scaricare le fatiche più pesanti e ripetitive sulle macchine, di uscire dalla morsa dei condizionamenti sociali, di far fruttare l’eredità culturale delle generazioni precedenti (che cambia molto più rapidamente di quella biologica), di disancorarsi da ruoli fissi, di acquisire consapevolezza, cultura e informazione su scala mondiale e di conseguire una più duratura soddisfazione.»

Il richiamo alla libertà di scelta della persona contro la standardizzazione dei consumi è molto forte. Save the Choice sposa in pieno questo orientamento, a partire dal nostro claim: “Il controllo sulle nostre scelte limita la nostra libertà: non lasciare che ciò accada”. Consapevolezza, cultura e informazione sono le strade da battere per superare questo pericolo. Ma i giovani sono la generazione che più appare vaccinata ai condizionamenti. Uno dei motivi è la familiarità dei nativi digitali con i nuovi media, decisiva come affermato da Bodei. Ma non è l’unico. L’Economist, in un articolo di qualche settimana fa evidenziava come i diciottenni di oggi siano più liberali dei diciottenni di una volta, e ogni nuova generazione è più liberale di quella precedente.

I giovani sono meno propensi dei più grandi a considerarsi di una particolare religione, meno propensi a iscriversi a un partito o a un sindacato e secondo la British Social Attitudes meno propensi ad avere “un’alta o molto alta opinione” delle forze armate. Quello che li preoccupa è il diritto a esprimersi attraverso quello che consumano e come scelgono di vivere. Prevedibilmente trasferiscono questo atteggiamento nella tolleranza rispetto alle differenze sociali e culturali. […] E stanno diventando sempre più liberali. Siccome credono nella ‘social freedom’, credono anche in poche tasse, welfare limitato e responsabilità personale.
L’Economist faceva riferimento ai giovani britannici, alla generazione Boris, che altri non è che il poliedrico sindaco di Londra Boris Johnson. Ma questa è una tendenza che secondo noi travalica i confini nazionali e trova forza anche nel nostro Paese. Voi che ne pensate?

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