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Perché più fast food non vuol dire più obesità

Perché più fast food non vuol dire più obesità

Negli ultimi giorni sono stati diffusi i risultati di una ricerca, rilanciata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che individua una correlazione tra i pagamenti nei fast food con carte e bancomat e l’obesità. Questo il lancio dell’ANSA:

Al crescere delle transazioni al fast food (indice di misura di quanti vi consumano pasti) cresce l’epidemia di obesità nel mondo. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Bulletin of the World Health Organization (Oms) dal gruppo di Roberto De Vogli della University of California, Davis.

Secondo gli esperti più sono aumentate le transazioni pro capite (che significa il numero medio a persona di pagamenti eseguiti al fast food con carta o bancomat) ai fast food nel corso degli anni in un certo paese, più è aumentata l’obesità in quel paese. 

Ciò significa, spiegano gli autori, che gli effetti della deregolazione in economia, che hanno coinvolto anche i settori agricolo e alimentare, hanno contribuito fortemente all’epidemia di obesità aumentando il successo dei fast food. Gli esperti per la prima volta hanno calcolato le transazioni pro capite presso i fast food avvenute tra 1999 e 2008 in 25 paesi ricchi del mondo e confrontato l’aumento di queste transazioni anno per anno con l’aumento dell’indice di massa corporea che è un parametro di misura del sovrappeso. 

E’ in corso una nuova crociata contro la libertà di scelta e di consumo da parte della OMS? I sentori ci sono tutti. Anche perché sembra che si voglia confondere la causa con l’effetto. In più occasioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha consigliato ai governi di intervenire con tasse e regolamenti sul junk food. Riportiamo invece una diversa ricerca – rilanciata dall’AGI – che spiega come l’obesità sia un effetto collaterale delle diete sbilanciate, rispetto alle quali i fast food poco hanno a che vedere

I fast food non sono una causa dell’obesita’ infantile crescente, ma piu’ un effetto collaterale delle diete sbilanciate che si fanno a casa. Lo afferma uno studio della University of North Carolina at Chapel Hill pubblicato dall”American Journal of Clinical Nutrition’.

Lo studio è durato tre anni e ha indagato sulle abitudini di 4.500 bambini e ragazzi tra i 2 e i 18 anni. Meta’ del campione, spiegano gli autori, era formato da non consumatori di fast food, mentre il 10 per cento era forte consumatore.

“Dallo studio e’ emerso – spiegano gli autori – che la dieta dei bambini al di là del fast food è legata a obesità e nutrizione povera. Il consumo di cibo da fast food e’ legato a una tendenza ad avere una dieta con poca frutta e verdura e con molti grassi e zuccheri complessi”.

In molti casi le istituzioni, seppur nelle intenzioni cerchino di propagandare una visione più virtuosa e legata al benessere, nella realtà vogliono imporre per legge quello che viene indicato come il giusto modo di comportarsi, proibendo tutti gli altri.

Save the Choice si batte a favore di una visione di Stato che non entra nelle scelte, negli orientamenti, nelle preferenze dei cittadini, quando queste sono consapevoli e non coinvolgono la collettività. Noi crediamo che il compito delle istituzioni non sia quello di fare da balia ai cittadini. L’obiettivo deve invece essere di garantire le informazioni e i controlli necessari per poter esercitare la libertà di scelta.

Non lasciamo che il controllo delle nostre scelte limiti la nostra libertà.

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