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Da Bruxelles una proposta irricevibile

Da Bruxelles una proposta irricevibile
di Erminia Mazzoni* per Formiche

L’obbligo del pacchetto unico, il divieto di commercio di sigarette slim o a basso contenuto di nicotina, oltre a rappresentare un freno al libero commercio aprono inequivocabilmente la strada al mercato nero e alla contraffazione. L’approvazione della proposta dell’esecutivo Ue comporterebbe l’immediata perdita per l’Italia di 60mila posti di lavoro. Perdite a cui non corrisponderebbe alcun beneficio diretto dal punto di vista sanitario.

La modifica della Direttiva Prodotto 2001/37/ Ce relativa all’armonizzazione legislativa, regolamentare e amministrativa delle attività di lavorazione, presentazione e vendita dei prodotti di tabacco così come proposta dalla Commissione europea ha tutta l’aria di essere più un’azione punitiva nei confronti d’imprese, lavoratori e consumatori di tabacco che una strategia di salvaguardia della salute dei cittadini. Il proibizionismo non è la soluzione ai problemi, né tanto meno la garanzia alla tutela della salute. La ricetta di Bruxelles perde di vista gli obiettivi della prevenzione e dell’informazione agendo unicamente sui prodotti e lo fa ignorando i dati dell’esperienza sul campo dell’attuale normativa, dai quali si è rilevato come simili misure non hanno incidenza sul numero dei fumatori. La proposta dell’esecutivo comunitario, come dimostrano diversi studi, orienta il mercato verso un’offerta più scadente, alimentando degenerazioni del sistema. Chiamata a rispondere a una mia interrogazione sul punto, la Commissione Ue si è limitata a ribadire che la proposta va nella direzione della tutela della salute pubblica – in base a un assunto che non ha bisogno di essere dimostrato e che non può essere dubitato – senza inficiare concorrenza e libero mercato.

La realtà è che l’obbligo del pacchetto unico, il divieto di commercio di sigarette slim o a basso contenuto di nicotina, oltre a rappresentare un freno al libero commercio aprono inequivocabilmente la strada al mercato nero e alla contraffazione. La standardizzazione del packaging e il divieto all’utilizzo di aromi rappresentano esattamente quello che le agromafie in Italia, come nel resto del mondo, chiedono per poter accrescere il loro giro di affari. Un mercato già altamente redditizio che ogni anno “ruba” il 10,5% del fatturato alle aziende della filiera tabacchifera, per non parlare della perdita erariale a danno degli Stati. Questo produce un’intuibile maggiore minaccia per la salute dei cittadini e per l’integrità del sistema. In un clima di forte crisi economica bisogna ricordare che le aziende del tabacco occupano, soltanto nel nostro Paese, circa 240mila persone. L’approvazione della proposta dell’esecutivo Ue comporterebbe l’immediata perdita per l’Italia di 60mila posti di lavoro. Perdite a cui non corrisponderebbe alcun beneficio diretto dal punto di vista sanitario. Non è solo la libertà di mercato, che pure regola e ispira l’Unione europea, a essere messa a rischio, ma anche quella del consumatore, che si vede obbligato a scegliere un prodotto standardizzato e – molto probabilmente – a costi superiori. La scelta della Commissione Ue, inoltre, crea problemi anche sotto il profilo del diritto comunitario. Perché, se è vero che l’obiettivo è procedere all’armonizzazione relativa alla regolamentazione dei prodotti del tabacco, è pur vero che nella sua formula attuale la proposta non riconosce due principi essenziali dell’Unione europea, cioè sussidiarietà e proporzionalità. Sulla base delle linee emerse entrambi i principi sembrano essere sacrificati nel nome di una battaglia miope.

*Presidente della Commissione per le petizioni e membro della Commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo
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