Home » Blog » Agenda digitale, qualcosa si muove ma…

Agenda digitale, qualcosa si muove ma…

Agenda digitale, qualcosa si muove ma…
di Sergio Luciano per affaritaliani.it

“È evidente che l’Italia è un paese è in ritardo sul tema dell’agenda digitale. Dobbiamo partire da questa consapevolezza e sapere che c’è la possibilità di recuperare”. A dirlo non è uno dei soliti web-addicted che, a ragione, chiedono a gran voce che l’Italia si doti di un’Agenda Digitale come si deve. No, a parlare in questo modo è il premier Enrico Letta nel corso del suo intervento alla seconda edizione dell’Italian Digital Agenda Forum. “La prima questione da affrontare è quella dell’alfabetizzazione per la connessione wireless in tutte le scuole italiane”. Le scuole italiane, infatti, sono lontane anni luce da quelle di altri paesi che sono interamente digitali ormai da anni e che, di conseguenza, possono insegnare agli alunni quali siano i vantaggi di una rete informatica efficiente e funzionale. Oltre al tema del digital divide, per Letta digitalizzazione fa rima con occupazione. Verissimo, alcuni lavori “1.0” sarebbero destinati a scomparire. Ma milioni di nuovi posti di lavoro verrebbero creati, dando vita a un circolo virtuoso che potrebbe permettere di riagganciare la ripresa che, è bene ricordarlo, è già partita in altri Paesi. “Fondamentale –ha concluso il premier – è il ruolo del privato: l’innovazione è talmente veloce, si viene travolti e diventa importante per l’amministrazione cercare di guidare questo processo in avanti”.

La vera “tara” della mancata digitalizzazione italiana è la burocrazia, la pubblica amministrazione che frena e non capisce. Ma qualcosa si muove, quel qualcosa che per ora non costa: “All’inizio del 2014 puntiamo ad avviare il sistema di identità digitali che permetterà a tutti i software della pubblica amministrazione l’identificazione sicura degli utenti”, ha annunciato stamattina Francesco Caio, Commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale italiana, intervenendo al Forum organizzato da Confindustria digitale a Roma. “Ci siamo dati tre priorità che stiamo sviluppando”, ha spiegato il manager, già capo dell’Olivetti e poi di Cable & Wireless e di Avio: “La prima è appunto quella dell’identità digitale, un sistema pubblico di identità digitale, nato grazie al contributo di alcuni deputati come Quintarelli e Coppola, un sistema-base di interazione semplice e sicura, univoca, tra i cittadini e la Pubblica amministrazione, che sarà la base di tutte le ulteriori implementazioni. L’anagrafe dei residenti è l’altro filone di lavoro, abbiamo unito attorno al tavolo molti soggetti, dal ministero degli Interni alla Sogei all’Istat all’Anci. Contiamo di arrivare a un decreto entro l’anno. Infine, entro il 30 giugno 2014 mettere le amministrazioni centrali dello Stato in condizioni di ricevere le fatture elettroniche dei propri fornitori e costoro verranno obbligati per leggere a fatturare elettronicamente. Contiamo di imporre lo stesso processo alle amministrazioni periferiche entro l’anno successivo. Non è più etico gestire i soldi pubblici senza utilizzare questi strumenti. Gestire fatture cartacee che non si sa dove finiscono e a chi vanno i soldi…non è più concepibile”.

Per Caio tutto questo avrà due implicazioni: “Dal lato dell’offerta, uno Stato che prende questa impostazione, conta di poter riqualificare la propria domanda. Dal lato macroeconomico, quest’agenda digitale rappresenta il programma concreto e drammatico di una riforma strutturale capace di combinare disciplina di bilancio e prospettiva di crescita, per costruire uno Stato che diventi fonte di produttività e non fardello. Con questa prospettiva l’Italia si presenta al Consiglio europeo del 24 ottobre”. Già, perché è appunto questa la prospettiva in funzione della quale Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, ha voluto impostare il suo Forum annuale. Senza digitalizzazione un Paese come l’Italia è chiuso, finito. E anche su questo terreno è auspicabile l’introduzione di un “vincolo esterno”, qualcosa di simile al “fiscal compact”, che Parisi ha chiamato “Digital compact”, cioè l’obbligo di adottare entro termini stabiliti le procedure necessarie, i sistemi giusti, tutto quello che occorre per modernizzare, finalmente, il Paese: “Per invertire i trend negativi”, ha detto Parisi, “i governi europei hanno dunque la grande opportunità di trasformare i target dell’Agenda digitale in un Digital compact, cioè un impegno vincolante per tutti”. Lampante la differenza con il” fiscal compact”: uno scadenzario vincolante sulla digitalizzazione genererebbe enormi risorse finanziarie, o meglio le libererebbe dalla spesa improduttiva nella quale attualmente finiscono tritate. Mentre il fiscal compact le risorse le drena…

-
Tutti i post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *